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Le storie e la vita

Le storie, tutte le storie, sono intrecciate col concetto stesso di vita, poiché nascono dalla vita e alla vita danno senso. “Il nostro più grande desiderio, più grande addirittura del desiderio di essere felici, è che la nostra vita abbia un senso. Questo desiderio di significato è l’impulso che dà l’origine a ogni storia”[1]

Ogni giorno cerchiamo il senso di ciò che siamo e ciò che facciamo, e un modo – anzi, il modo – per trovare quel senso è leggere la nostra vita attraverso la struttura della narrazione. Possiamo usare il viaggio dell’eroe, e domandarci quale sia il nostro mondo ordinario e come rispondiamo alla chiamata all’avventura e perché vorremmo rifiutare quella chiamata e perché invece poi ci avviamo a vivere quel particolare viaggio. Ma potremmo anche chiederci perché ci siamo fermati, cosa ci ha dissuasi dall’intraprendere il viaggio, quali forze ci sono mancate e dove si era rintanato il coraggio che non abbiamo avuto.

Oppure possiamo leggere il senso della vita così come la viviamo specchiandola nella struttura del romanzo, che poi è uno dei modi in cui ci approcciamo alle storie, e precisamente attraverso quattro passaggi che in ogni narrazione sono fondamentali. Parlando di struttura del romanzo mi riferisco a una serie molto nutrita e articolata di momenti che devono esserci, di passaggi da rispettare, di figure necessarie. Tra tutti, a mio avviso quattro di questi momenti fanno da specchio alla nostra vita e ci danno una chiave per poterla leggere. I quattro passaggi sono: l’incipit, la voce narrante, il tema e il finale.

L’incipit è la formula iniziale con cui si inizia una narrazione, una formula da cui dipenderà il grado di attenzione del lettore. L’incipit è un inizio, anzi, l’inizio. Di una storia, di un viaggio, di un percorso di senso e che dà senso. L’incipit è una partenza per un luogo, l’origine di un itinerario prestabilito o sconosciuto, il momento in cui ci si imbatte in qualcosa di nuovo. L’incipit è l’inizio della storia che stiamo per leggere, ma anche della nostra storia così come l’abbiamo vissuta.

La voce narrante è quella che conduce dentro la storia, che mostra quanto accade, che svela e anche nasconde. La voce narrante dà al lettore la prospettiva dalla quale approcciare la storia. Avviene nei romanzi, e avviene nella vita. Ognuno di noi ha una sua propria voce narrante, la vita è quella che abbiamo vissuto ma anche, anzi soprattutto, quella che ci siamo raccontati e ci raccontiamo. A questo proposito le domande potrebbero essere tante: come ci siamo narrati la vita? Come ce la siamo raccontata? Come narri la tua storia? In prima persona, quindi da protagonista, da chi nella storia ci sta in pieno? O in terza persona, guardando tutto da fuori, aspettando di vedere quel che succede come se quel che racconta non interessasse te…

Una storia viene raccontata per un motivo, e il motivo è il tema. Partendo da un’idea di tema, che farà da sfondo alla narrazione, la storia che viene raccontata si articola nel suo particolare evolversi; quindi il tema è ciò che fa da sottotraccia a tutta la narrazione, è là anche se il lettore non se ne accorge, ma che se non ci fosse la storia non avrebbe più la sua compattezza e il suo obiettivo. Stessa cosa nella nostra vita. Il tema è il motivo di fondo del nostro condurre le giornate, quel motivo che a volte non ci è chiaro anche se determina buona parte delle nostre scelte. Riconoscerlo è fondamentale, se vogliamo che la nostra vita ci appartenga davvero.

Infine, il finale. È il momento in cui la narrazione si chiude, l’evoluzione del protagonista si compie e tutto ritorna nel giusto ordine, che però non è lo stesso che era quando la storia è iniziata. Il finale è ciò che dà il vero senso a tutta la narrazione, a partire dall’incipit. Il nostro finale sarà ciò che darà, e già oggi dà, il senso alla nostra vita e alla nostra storia.

Non puoi tornare indietro e cambiare l’inizio, ma puoi iniziare dove sei e cambiare il finale”, scriveva C. S. Lewis, e aveva ragione. Lì dove sei, lì dove la tua vita è oggi, dà lì puoi ripartire. Della vita che è già diventata ricordo non puoi cambiare niente, non un respiro o un passo, non puoi cambiare ciò che è stato, non puoi cambiare il tuo passato e la tua storia, non puoi tornare indietro e rivedere le scelte sbagliate, gli errori, le occasioni perdute.  Puoi però cambiare il finale, questo sì. Puoi iniziare lì dove sei, adesso, e scrivere il finale che vuoi, puoi cambiare la relazione col tuo passato.

Tutte le narrazioni sono costruite su principi teorici, e quegli stessi principi possono essere strumento per leggere la nostra vita, così come l’abbiamo vissuta e la stiamo vivendo.

E ci permettono di trovare le risposte che, forse, stiamo ancora cercando.

[1] Taylor Daniel, le storie ci prendono per mano, Frassinelli, Milano, 1999, pag. 5

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